E se è lo Stato a tradire i cittadini?Nel codice penale italiano, il reato di patrocinio infedele punisce gli avvocati che tradiscono la fiducia del proprio assistito, agendo contro i suoi interessi con dolo. Ma cosa accade quando a tradire non è un singolo professionista, bensì lo Stato stesso? Esiste un “reato” per questo? Chi tutela i cittadini quando il tradimento arriva proprio da chi dovrebbe proteggerli?
La democrazia si fonda su un patto di fiducia tra Stato e cittadini. I cittadini cedono una parte della propria libertà allo Stato, in cambio di tutela, giustizia, equità. È un contratto implicito, ma potente. Quando questo equilibrio si spezza, quando lo Stato agisce contro i suoi cittadini, si rompe qualcosa di più profondo della legalità: si spezza la legittimità.
E se è lo Stato a tradire i cittadini? Lo Stato può sbagliare?
Sì, lo Stato può sbagliare, come ogni persona su questo pianeta, ma quando a sbagliare è proprio lo Stato, le conseguenze si complicano. Può approvare leggi ingiuste, gestire male le risorse pubbliche, essere lento o inefficace. Ma quando l’errore non è casuale o tecnico, bensì intenzionale o sistemico, il danno non è solo amministrativo: è morale, costituzionale, umano.
Pensiamo ai casi di corruzione sistemica, alla malasanità ignorata, ai diritti negati, alle connivenze con interessi privati, o al mancato intervento in situazioni di emergenza sociale o ambientale. In questi casi, il cittadino non è solo “dimenticato”: è tradito.
Esiste una responsabilità giuridica?
Esistono responsabilità individuali per i pubblici ufficiali che agiscono contro la legge:
- Abuso d’ufficio (art. 323 c.p.)
- Omissione di atti d’ufficio (art. 328 c.p.)
- Corruzione, concussione, falsità ideologica
- Violazioni costituzionali sanzionate dalla Corte Costituzionale
Il problema è che la responsabilità dello Stato come soggetto collettivo è difficile da configurare. È più facile accusare un singolo funzionario che ritenere responsabile un sistema intero. Ma quando gli abusi sono strutturali, la punizione del singolo non basta.
Allora, cosa resta?
Resta la coscienza civile. La consapevolezza che uno Stato non è un’entità astratta, ma la somma dei suoi cittadini e dei suoi rappresentanti. Quando questi ultimi agiscono contro il bene comune, è dovere di chi resta vigile alzare la voce. Perché il vero patrocinio infedele, in una democrazia, è quello esercitato da chi ha giurato di servire e invece opprime, tace, o tradisce.
E se è lo Stato a tradire i cittadini? Allora tocca ai cittadini ricordare allo Stato chi è il vero sovrano: il popolo.
Grazie